
Lungo la strada che devo percorrere tutti i giorni, lentamente, si alternano panchine. Su quelle panchine siedono vecchi, gruppi di giovani. A gruppi, coesi e distanti nello stesso tempo.
Lungo quella strada che ho percorso per così tanto tempo se ne è andata un po' della mia vita. pensieroso e con la testa china. I pugni stretti nelle tasche.
Lungo quella strada ho elaborato la mia rivolta.
Lungo quella strada ho compreso che era tempo di arrendersi.
Mi sono trovato per caso, un giorno, a guardare una fila interminabile di persone. Ero al confine con l'Honduras. Quel posto lo ricordo ancora bene, si chiama El Poy.
Era gente in fuga da villaggi bruciati. senza documenti e senza identità.
La maggior parte di loro non capiva bene cosa era successo. Mi guardavano straniti dall'interesse che, con Franco, avevo delle loro storie.
Non è che avessero molta voglia di parlare.
In quel pezzo di centro america, un bus impiega circa 12 ore per percorrere 400 km. Su per sentieri tortuosi, tra montagne verdissime, vedevo la guerra e la toccavo da vicino.
Si viaggia anche sul tetto del pullman in quei luoghi se hai voglia e non hai paura di cadere nel vuoto.
Ti mettono su lo zaino e poi ti chiedono se vuoi sederti lì.
E' un modo per sentirsi liberi, provare a vedere tutto quello che un finestrino limiterebbe alla vista. Senti profumi e, senza retorica, annusi l'aria.
Ricordo la prima volta che ci fermarono per un controllo i militari. Avevo la bocca dello stomaco raggrinzita ed un senso di paura che non avevo mai conosciuto prima.
Avevo pensato, prima di allora, che potesse essere romantico e bello lottare e morire. In quel momento capii che può anche essere soltanto stupido.
Nessun commento:
Posta un commento